- Mauro Corbetta
- Luglio 23, 2025
- 4:32 pm
Viviamo in un’epoca in cui i videogiochi stanno rompendo le barriere dell’intrattenimento per diventare uno dei mezzi più potenti di esplorazione artistica e filosofica. Non si tratta più soltanto di sfide ludiche o di esperienze visive spettacolari: il videogioco moderno è capace di trasmettere riflessioni profonde e interrogativi universali, avvicinandosi alle vette della letteratura e del cinema. In questo panorama, Elden Ring, creato da FromSoftware sotto la guida del geniale Hidetaka Miyazaki, si presenta come un’opera complessa e sfaccettata, capace di interrogare i suoi giocatori sulle grandi questioni dell’esistenza.
Elden Ring: quando il videogioco diventa arte e filosofia
Dietro a questo capolavoro si cela un’alleanza creativa straordinaria. Hidetaka Miyazaki, celebre autore e direttore creativo giapponese, è noto per aver ridefinito il genere dei videogiochi d’azione e ruolo con titoli come Dark Souls, Bloodborne e Sekiro: Shadows Die Twice. La sua capacità di costruire mondi immersivi, misteriosi e intrisi di una narrativa criptica ha conquistato milioni di giocatori in tutto il mondo, trasformandolo in una figura di riferimento nel settore. Miyazaki non si limita a creare sfide impegnative, ma riesce a infondere in ogni sua opera una profondità tematica capace di stimolare riflessioni su tematiche universali.
Per Elden Ring, Miyazaki ha scelto di collaborare con George Raymond Richard Martin, celebre autore statunitense noto per la saga Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che ha ispirato la serie televisiva Game of Thrones. Martin ha contribuito a delineare le basi mitologiche dell’universo di Elden Ring, costruendo una genealogia intricata di personaggi e famiglie divine, e intrecciando tematiche come il potere, il destino e la mortalità in un contesto epico. Questa collaborazione tra due autori di tale calibro è stata descritta come un incontro tra due visioni artistiche complementari: la profondità narrativa e simbolica tipica di Martin da un lato, e l’approccio ludico e visionario di Miyazaki dall’altro. Il risultato è un universo narrativo straordinariamente stratificato, dove ogni elemento – dai paesaggi desolati ai dialoghi criptici – contribuisce a creare un’atmosfera unica.
Elden Ring è mondo ostile da decifrare
Per chi non ha mai giocato a un titolo simile, Elden Ring può sembrare un’esperienza lontana, un mondo ostile e incomprensibile. Si tratta di un videogioco di ruolo e azione open-world, dove il giocatore viene immerso in un regno vasto e desolato chiamato Interregno. Questo mondo è devastato dalla frammentazione dell’Anello Ancestrale, un artefatto mistico che regolava le leggi dell’esistenza. Ogni regione dell’Interregno è governata da un semidio, ognuno corrotto dalla propria ambizione e dalla frammentazione dell’Anello. Non ci sono spiegazioni immediate: la trama si svela lentamente, frammento dopo frammento, attraverso descrizioni di oggetti, dialoghi enigmatici e ambientazioni ricche di dettagli visivi, lasciando spazio all’immaginazione e alla deduzione del giocatore.
L’esperienza ludica è tanto affascinante quanto impegnativa. I giocatori, nei panni di un Senzaluce (Tarnished), devono attraversare terre pericolose, affrontare nemici letali e scoprire i segreti nascosti dell’Interregno. Il gameplay combina combattimenti strategici e intensi con momenti di esplorazione contemplativa, dove ogni angolo del mondo sembra raccontare una storia. La difficoltà del gioco non è mai fine a sé stessa: ogni sconfitta insegna una lezione, e ogni vittoria guadagnata con fatica contribuisce a creare un senso di progressione e realizzazione unici.
Morte, immortalità e libero arbitrio: le domande esistenziali dell’Interregno
Al centro di questa epopea troviamo il tema della morte, una riflessione che va ben oltre il gameplay o la narrativa superficiale. La Runa della Morte, rubata e utilizzata per scopi oscuri, è il simbolo del legame spezzato tra vita e fine. In questo mondo, la vera morte è stata negata, e le conseguenze sono devastanti. Senza una fine naturale, la vita perde il suo significato, trasformandosi in un’esistenza stagnante e corrotta. Questa condizione non riguarda solo i personaggi principali, ma si riflette nel mondo stesso, in un paesaggio decadente che sembra sospeso tra la vita e la non-morte.
Un esempio emblematico di questa tematica è rappresentato dalla figura di Godwyn il Dorato, un semidio assassinato in modo incompleto. Il suo corpo muore, ma la sua anima resta intrappolata, dando vita a una condizione aberrante che si manifesta nel suo corpo tentacolare, corrotto e disperato. Godwyn diventa il simbolo del paradosso dell’immortalità: il desiderio umano di sfuggire alla morte si trasforma in una condanna eterna, un’esistenza priva di scopo.
La filosofia della morte e il ciclo della vita in Elden Ring: tra significato esistenziale e scelte morali
La riflessione filosofica sulla morte in Elden Ring si collega strettamente alle grandi domande della vita. Perché temiamo la morte? È la fine a conferire valore alla nostra esistenza? Miyazaki sembra suggerire che il ciclo naturale di vita e morte è essenziale per dare significato alle nostre azioni. La mancanza di una fine crea un vuoto esistenziale, in cui il desiderio di immortalità diventa una trappola. Questo concetto richiama la filosofia di Martin Heidegger, che descrive la consapevolezza della morte come una forza che ci spinge a vivere in modo autentico. Allo stesso modo, l’esperienza del giocatore in Elden Ring riflette questa lotta: ogni morte nel gioco è un’occasione per imparare, migliorare e avvicinarsi alla propria meta.
La natura ciclica della vita e della morte è incarnata nell’Interregno stesso, un mondo in cui il tempo sembra essersi fermato. L’Erdtree, un albero gigantesco che domina il paesaggio, rappresenta sia la vita che la corruzione. La sua luce dorata, fonte di grazia, è anche un simbolo di oppressione, che impedisce il naturale svolgersi del ciclo vitale. Questo dualismo si riflette nelle scelte offerte al giocatore: ristabilire l’ordine dell’Anello Ancestrale, pur accettandone le imperfezioni, o distruggerlo per abbracciare un futuro incerto ma libero. Ogni decisione è carica di implicazioni morali e filosofiche, spingendo il giocatore a riflettere sulle proprie convinzioni.
Un viaggio esistenziale tra sfida, esplorazione e resilienza
Un altro tema centrale è quello dell’assurdo, caro a filosofi come Albert Camus. Come il mito di Sisifo, il viaggio del Senzaluce è una lotta continua contro un destino spesso incomprensibile. Ma è proprio in questa lotta che si trova il significato: non nella vittoria finale, ma nella perseveranza, nella capacità di affrontare le avversità con coraggio e determinazione. In un certo senso, Elden Ring celebra la resilienza umana, la forza di trovare uno scopo anche in un mondo spezzato.
I diversi finali del gioco ampliano ulteriormente questa riflessione. Si può scegliere di ricostruire l’ordine, accettando il compromesso di un sistema imperfetto, o abbracciare la distruzione come unica via per spezzare il ciclo di sofferenza. Oppure, si può optare per una via intermedia, come quella proposta da Ranni, che promette un’era di libertà e possibilità, ma anche di incertezza. Queste scelte non offrono risposte definitive, ma sollevano interrogativi profondi sul nostro rapporto con il potere, la libertà e il destino.
In definitiva, Elden Ring non è solo un gioco, ma un’opera d’arte che invita alla riflessione. Attraverso la sua profondità narrativa, la sua maestosità visiva e il suo gameplay impegnativo, riesce a esplorare temi universali con una complessità rara. È un’epopea che parla alla nostra condizione umana, ricordandoci che anche nelle tenebre più profonde, c’è sempre spazio per la speranza, per la resilienza e per la ricerca di un nuovo significato. Miyazaki ci consegna un’esperienza che va oltre il semplice intrattenimento, un viaggio che risuona nel cuore e nella mente di chiunque abbia il coraggio di affrontarlo.