Cari lettori, care lettrici, se state leggendo questo editoriale significa che siamo giunti all’11 settembre – data già di suo emblematica ma che nel nostro piccolo è semplicemente il giorno di uscita di questo numero, il 171 di Prometeo.
È stata un’estate particolare, contraddittoria dal punto di vista climatico e molto densa sotto il profilo politico generale, cosa davvero insolita perché normalmente questa stagione segna una certa latenza comune e vacanza deriverebbe proprio da “vacuum”, da vuoto.
Che autunno sarà? Cosa ci attende? Difficile dirlo in questo torrido 14 agosto milanese mentre l’editoriale viene inviato in tipografia. E poi le profezie non sono il nostro forte. Del resto, come amava ricordare la grande diplomazia francese, “Politique et amour, ni jamais ni toujours”. Può darsi dunque che l’incontro al vertice di Ferragosto in Alaska possa essere un escamotage estivo per statisti allo sbaraglio o al contrario delineare una nuova Jalta mentre sullo sfondo si cerca di stemperare l’acme del conflitto russo-ucraino per riportare la questione in un sofferto ma necessario alveo negoziale.
Tuttavia, le riflessioni possibili non sono del tutto ottimiste. E non tanto per quanto riguarda Kiev e dintorni, quanto su scala mondiale. Per questo, non casualmente, abbiamo dedicato ben venti pagine a un tema che, purtroppo, sembra destinato a riemergere con una certa virulenza: il ritorno dei nazionalismi. Riveduti, corretti, ibridi, persino democratici, insomma metteteci l’aggettivo che preferite, ma la fine della globalizzazione, così come si è sviluppata negli ultimi trent’anni, non potrà che fomentare nuove contese territoriali, o più probabilmente geostrategiche, ammantandole con squilli patriottici.
Prometeo, fedele alla propria linea editoriale, evita senz’altro il livello di cronaca di alcuni contesti, per quanto all’ordine del giorno, e affida a tre specialisti – Francesco Dall’Aglio, Giovanni Savino e Paolo Di Motoli – il racconto su tre rilevanti nazionalismi: rispettivamente, quello slavo, quello russo e quello israeliano, tutti e tre indagati sotto il profilo storico. Lo scavo delle radici che affondano nella storia resta il nostro criterio di approccio agli eventi, e a ben vedere è l’unica radicalità possibile in questo momento. Nel numero di settembre sono molti i servizi che andrebbero segnalati ed è solo per mero problema di spazio che mi limito ad alcuni. Non posso non raccomandare la lettura dell’articolo sulla tavola periodica di Rinaldo Psaro: pensavamo di averla studiata al liceo, insomma di saperne dopotutto quanto basta,
ma ripercorrerne la vicenda dalla scoperta di Mendeleev ai giorni nostri proietta una luce nuova sull’argomento. Molto ricco e multidisciplinare anche il servizio di Adele Molinaro sull’ossigeno, già “generatore di acidi” per Lavoisier e sempre in bilico tra vita e tossicità. Belle e suggestive due narrazioni: quella che Luca Fezzi trae dalle vite parallele di Plutarco come strumento per affinare l’arte del comando e quella che Giacomo Berchi tratteggia a partire dalla giovane vita e dall’intenso pensiero di Pico della Mirandola. Su Prometeo 171 c’è molta letteratura, con Alessandro Pagnini che ripercorre il senso (anche pedagogico e comunque sociale) della poesia grazie a T.S. Eliot, mentre Rosita Copioli riporta a grandezza la figura tragica di Elettra e Anna Chichi riflette sulla “fine della storia” a partire da “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo.
Non posso non soffermarmi, in chiusura dell’Editoriale, sul primo servizio e sull’ultimo del numero – scherziamoci su e diciamo che sono l’alfa e l’omega di questo Prometeo. In apertura, troverete una breve nota a mia firma con le informazioni essenziali sul nostro archivio che, come avevamo promesso, inizia ad andare online. Farà sorridere, ma io lo considero un traguardo importante. In chiusura, troverete invece un esperimento assai spregiudicato, su cui ora non dico niente ma su cui torneremo sicuramente in futuro. Intanto però leggetelo e se qualcuno vuole commentare, mi scriva.
Nel frattempo, e nell’ipotesi che il mese di settembre sia il vero capodanno, tanti auguri a tutti noi.
Gabriella Piroli