In una passeggiata la vita diventa possibile

Cinque figure del possibile, il viandante, il condottiero, l’artigiano, lo straniero, il narratore. Cinque modi di stare al mondo, che definiscono quel che siamo o potremmo essere, come sottolinea il sottotitolo del libro di Guido Bosticco, Figure del possibile (Solferino, 2025). Sono, in realtà, cinque posture dell’anima. Ma è bene che sia il viandante a venirmi incontro per primo, forse perché più degli altri custodisce quel passo interiore che si fa gesto, sguardo, ascolto.

Nietzsche, Benjamin, sono solo alcuni degli autori citati nel libro che hanno celebrato il camminare come forma di conoscenza. Ma nessuno, credo, come Robert Walser, ha saputo trasformare una semplice passeggiata in un atto di rivelazione.Nel suo piccolo capolavoro, La passeggiata, l’andare non serve a raggiungere un luogo: serve a incontrarlo. È un cammino senza scopo apparente, uno scivolare tra marciapiedi, campi e villaggi lasciandosi guidare dal caso, dall’istinto, da quella segreta alleanza tra l’occhio e la luce che solo alcuni sanno cogliere. È un viaggiare che non sfugge al dolore, ma che lo porta con sé come un’ombra gentile, trasformandolo in attenzione, in apertura, in gratitudine.

Così anche nel libro di Guido Bosticco il viandante non è l’eroe dei grandi itinerari, ma chi sa sostare, chi sa perdersi, chi lascia che il mondo lo attraversi. E le altre figure – condottiero, artigiano, straniero, narratore – a me appaiono come variazioni di questo movimento originario: il condottiero è un viandante che guida, che apre strade anche quando non sa dove conducono; l’artigiano è un viandante fermo, che cammina dentro la materia con infinita pazienza; lo straniero è un viandante costantemente sul confine tra ciò che conosce e ciò che teme; il narratore è un viandante della memoria, che trasforma il cammino in racconto, la deviazione in senso, consapevole, proustianamente, della forza e della fragilità del rievocare, ricucire e ritrovare il tempo perduto. Tutti, in fondo, a ricordarci che camminiamo anche quando restiamo immobili. Tutti esplorano il senso del possibile che Musil volle integrare al senso del reale.

È per questo che il sottotitolo del libro, ricordato all’inizio, quel che siamo o potremmo essere, in realtà non ci chiede di scegliere una figura, ma di riconoscere che siamo fatti di possibilità e che ogni figura del possibile è un modo diverso di abitare il mondo, di accoglierlo, di lasciarlo accadere.

Alla fine, ciò che il libro suggerisce è sorprendentemente semplice: l’esserci è fondamentale. Essere presenti, nel passo, nello sguardo, nell’ascolto. Non c’è nulla di predisposto: nessun set, nessuna posa. Solo la grazia di un incontro, di una luce, di un frammento di reale che si offre a chi sa guardare, come mi accade quando, da flâneuse, sento l’esigenza di catturare un’immagine che non escluda la mia presenza, senza esagerare in protagonismo ma senza rinunciare ad esserci, nel nostro infinito passeggiare. Perché viandante è chi si muove nel mondo non per raggiungere un luogo, ma essere dove la bellezza – forse effimera, ma vera – sorprendentemente accade.

Il volume di Guido Bosticco Figure del possibile (Solferino) viene presentato dall’autore domenica 7 dicembre 2025, alle ore 11, alla libreria Città possibile, via De Amicis 45, Milano