Quante volte siamo stati manipolati? E quante volte, magari senza volerlo, abbiamo manipolato qualcuno? Non volontariamente, certo. Però è successo. Quante volte, pur avendo l’evidenza sotto il naso, non abbiamo capito davvero con chi avevamo a che fare? E ci siamo fatti male. O, peggio, ce l’hanno fatto. Ma quel male era perdonabile? E da chi, poi?
Domande così, a grappoli, che richiederebbero l’acquisto di una biblioteca intera di manuali di self-help, una mezza dozzina di saggi di psicologia, e l’abbonamento a un paio di podcast motivazionali. Oppure – ed è qui la buona notizia – si possono condensare tutte in una sola serie: I May Destroy You – trauma e rinascita. Creata, scritta e interpretata da Michaela Coel, la serie è uscita nel 2020 sulla BBC One e su HBO, ed è approdata anche su Sky nel 2022. Non è autobiografica, eppure ci si avvicina pericolosamente. Coel prende pezzi di realtà, li rimescola con l’immaginazione e costruisce una narrazione che trabocca di umanità, distorsioni, confusione, speranze e contraddizioni. Tutto ciò che fa di noi delle persone, insomma.
C’è amicizia, quella vera e quella presunta. Ci sono relazioni tossiche e altre che non si capisce bene cosa siano. C’è la violenza – subita e agita – e c’è la fuga nei social come surrogato di consolazione. C’è il tentativo di capire qualcosa di sé stessi, spesso sbagliando strada. Eppure, nonostante il caos, qualcosa arriva. Non necessariamente una risposta, ma almeno una domanda giusta.
“I may destroy you”, dice il titolo. Io potrei distruggerti. Ma, sorpresa, la vera difesa (e a volte anche l’attacco) viene da dentro di noi. Dalla nostra fragilità. Dalla nostra consapevolezza o inconsapevolezza. La serie non giudica, ed è forse questa la sua più grande forza. Mostra. Rappresenta. Osserva. Lo spettatore assiste a una messinscena dell’umano – talvolta disumanamente crudele, talvolta disarmante nella sua delicatezza. Nessun eroe, ma tanti protagonisti. Qualche cattivo scritto in grassetto, tanti comportamenti discutibili, un po’ vittime, un po’ carnefici. Nessuno dei personaggi cerca la perfezione, semmai un rifugio nel mondo. E, perché no, un rifugio dentro sé stesso.
Come dice Arabella, la protagonista: “non devi perdonare. Non devi fare niente, se non sopravvivere.”
No, di sicuro I May Destroy You non è una serie romantica, nemmeno basata su una storia realmente accaduta, ma sa essere spietatamente vera. Così vera da farci pensare che sì, forse, anche senza il manuale motivazionale giusto, possiamo porci delle domande. Sugli altri, e un po’ anche su di noi. Una o due domandine almeno, già…