- Elisa Rovesta
- Gennaio 10, 2026
- 11:00 am
Ci sono personalità diverse che coesistono nella stessa persona, come se fossero parte di sé ma, allo stesso tempo, distinte. Queste diverse sfaccettature della personalità possono trasformarsi in vere e proprie icone, capaci di diventare eterne. Un esempio straordinario è sicuramente David Bowie che ha sempre viaggiato al confine tra realtà e fantasia, costruendo un mondo musicale popolato da sogni e incantesimi (e qualche decisione stilistica che avrebbe messo in crisi qualunque comune mortale). Il suo stile, in costante mutamento e dalle sfumature quasi oniriche, lo ha trasformato in una figura unica e indelebile.
Negli anni ’70, molti inseguivano la pace e l’amore ma, Bowie aveva già capito che il futuro sarebbe stato un luogo strano, pieno di identità fluidissime e confini elastici. Life on Mars? — scritta poco prima di Ziggy — era il manifesto anticipato del suo sguardo:
un frammento in cui la domanda non è se esista vita su Marte, ma se esista una via di fuga dalla banalità terrestre.
Una ragazza annoiata, una realtà che non basta più, uno schermo che proietta qualcosa di più grande di noi: l’atmosfera è quella.
È come se Bowie avesse già intravisto Ziggy mentre scriveva quella canzone, un lampo: l’idea che per raccontare certe emozioni non basti un cantante — serve un alieno.
L’artista ha costruito, con la sua musica, mondi paralleli e personaggi fantastici, che gli permettevano di esprimere ogni sfumatura della sua arte. Ed è Ziggy Stardust, senza dubbio, l’alter ego di Bowie che ha incantato e affascinato il pubblico, diventando un simbolo di trasformazione e liberazione. Negli anni ’70, Bowie introduce al mondo Ziggy Stardust, un alieno venuto sulla Terra con il sogno di salvare il pianeta dalla distruzione (obiettivo modesto, insomma). Con il suo aspetto androgino, i capelli arancioni, il trucco sgargiante e gli abiti scintillanti, Ziggy è la perfetta incarnazione della magia e della trasgressione: un sogno che si materializza nel rock. Questo personaggio ha aperto le porte di un universo scintillante per Bowie, dove il glam intrecciava teatralità, bellezza e audacia sonora, trasformando la realtà in un’esperienza onirica e senza confini.
Bowie racconta il mito di Ziggy, una rockstar che ascende alla fama solo per distruggere sé stessa, rispecchiando la bellezza effimera della gloria. Allo stesso tempo, Ziggy racconta il mito di Bowie, e i due vivono in un mix di magia psichedelica e futurista, dove la realtà si fonde con il sogno, come si può sentire, ad esempio, in brani come Starman. È una relazione complicata, come tutte le convivenze tra alter ego e creatore: uno spinge, l’altro frena, e intanto il pubblico cerca di tenere il passo.
L’immagine di Ziggy ha avuto un impatto profondo, sfidando le convenzioni di genere e portando il pubblico a esplorare nuovi orizzonti di espressione. La sua figura androgina ha fatto di Bowie un’icona di libertà, talento e stile. Nel 1973, dopo aver toccato il culmine della sua popolarità, Bowie decise di “uccidere” simbolicamente Ziggy durante un concerto al Hammersmith Odeon, segnando la fine di un’era. L’annuncio colse di sorpresa i fan e — dettaglio non trascurabile — anche la sua band, che lo scoprì in diretta. Tuttavia, la magia di Ziggy non è mai svanita: il sogno di un mondo senza limiti è rimasto parte del lascito immortale di Bowie, continuando a ispirare e affascinare nuove generazioni. Affascinate e ispirate non da una, ma da due icone che risiedevano nella stessa persona: David Bowie.
E oggi, forse, vorremmo essere un po’ David e un po’ Ziggy, chiedendoci se davvero ci sia vita su Marte o sia tutto qui.