Ulisse 31: il mito omerico tra spazio, tecnologia e intelligenze artificiali

Nel 1981 prende vita una delle più sorprendenti e visionarie rivisitazioni del patrimonio mitologico occidentale: Ulisse 31, serie animata co-prodotta dalla francese DIC Audiovisuel e dallo studio giapponese TMS Entertainment. Un’opera che fonde l’Odissea di Omero con l’estetica futuristica dell’epoca post-Star Wars, trasportando l’eroe acheo tra astronavi, divinità cosmiche e civiltà aliene. Il risultato non è solo una reinterpretazione pop del mito, ma una vera e propria allegoria esistenziale, filosofica e tecnologica, in grado di dialogare con le paure e le speranze della contemporaneità.

Il protagonista è Ulisse, comandante dell’astronave Odisseus, che viene condannato dagli dei dell’Olimpo a vagare per il cosmo insieme al figlio Telemachos e a un piccolo equipaggio robotico e umanoide, dopo aver sfidato le divinità per salvare i suoi compagni da un sacrificio ingiusto. Come nell’originale omerico, Ulisse è un uomo che si oppone al volere superiore, ma in questa nuova versione l’Olimpo non è più una dimora sul monte sacro, bensì una sovrastruttura astrale impersonale, che governa con logica algida e senza empatia.

La colpa di Ulisse è aver posto l’amore e la giustizia sopra l’ordine prestabilito

La serie, pensata formalmente per un pubblico giovanile, si distingue subito per toni maturi, atmosfere rarefatte e un design visivo influenzato tanto dalla mitologia greca quanto dalla space opera giapponese, dalla geometria dell’art déco e dal minimalismo fantascientifico. Le divinità sono rappresentate come entità di luce e potere assoluto, irraggiungibili, che parlano con voce neutra e minacciosa. I mostri non sono più creature di carne e sangue, ma intelligenti sistemi artificiali, mondi dominati da IA semi-autonome, automi ribelli, esseri mutati da scienza e tempo. Tutto ciò contribuisce a delineare un universo che anticipa l’estetica cyber-esistenziale di molti anime e film posteriori, da Evangelion a Matrix.

Il paragone tra le divinità di Ulisse 31 e le intelligenze artificiali odierne è tanto suggestivo quanto fondato. L’Olimpo cosmico della serie agisce come una rete inaccessibile, capace di osservare, punire, alterare il destino dell’essere umano senza fornire spiegazioni. In questo senso, diventa metafora della crescente delega di potere che la società contemporanea attribuisce agli algoritmi e ai sistemi automatizzati: motori di ricerca, reti sociali, strumenti predittivi, assistenti vocali. Ulisse, che combatte per conservare una rotta autonoma e una memoria personale, anticipa la figura dell’uomo moderno smarrito nel mare dei dati, circondato da informazioni che non controlla più.

Nel contesto della serie, l’eroe non vince con la forza, ma con l’ingegno, il coraggio e soprattutto la memoria. La sua tensione al ritorno è la metafora di un bisogno profondo di identità e continuità. La fedeltà ai propri affetti, la protezione del figlio, il ricordo della Terra: tutto concorre a definire Ulisse come simbolo di resistenza umana in un mondo disumanizzato. Il contrasto è evidente: dove le macchine parlano in toni monotoni e ragionano in termini di efficienza, Ulisse parla in nome della libertà, dell’errore, della compassione.

Molto significativa è anche la costruzione estetica dell’universo di Ulisse 31

 Le ambientazioni sono fredde, geometriche, dominano il blu elettrico, il bianco, il metallo. Ogni pianeta rappresenta una prova, un enigma morale, un simbolo psicologico. Alcuni episodi rielaborano direttamente episodi omerici: la versione spaziale di Polifemo è un gigantesco robot cieco che imprigiona viaggiatori, mentre Circe appare come un’entità in grado di manipolare i ricordi e le identità. Tutti questi incontri, come nella Odissea, mettono in crisi la volontà dell’eroe e pongono domande sull’essenza dell’umano.

La tecnologia, in questa serie, non ha un ruolo salvifico. Non è fonte di progresso lineare, ma terreno d’ambiguità. Gli strumenti più evoluti possono servire la giustizia o l’oppressione. L’intelligenza artificiale non è buona o cattiva in sé: è lo specchio della volontà che la muove, o peggio, della sua assenza. In questo contesto, Ulisse è un uomo del passato catapultato nel futuro: guida un vascello interstellare, ma il suo cuore batte ancora per un mondo perduto, un mondo che ha senso solo se si conserva la memoria della sua umanità.

In chiave contemporanea, questa dimensione diventa profetica. Oggi ci troviamo immersi in una rivoluzione digitale che rischia di recidere i fili della continuità simbolica: cultura, storia, corporeità, linguaggio, vengono riformattati in funzione dell’efficienza. In questo mare artificiale, la figura di Ulisse è più attuale che mai. Rappresenta l’individuo che si ostina a cercare la via del ritorno: non a un luogo fisico, ma a una verità interiore, a una coerenza con il proprio passato e la propria vocazione.

Ulisse 31 è dunque molto più di un remake creativo

È un manifesto dell’inquietudine postmoderna, una filosofia animata che pone interrogativi sulla libertà, sull’identità, sull’etica della tecnica. Come l’Ulisse omerico sfidava Poseidone per ritrovare Itaca, oggi l’uomo attraversa nuove tempeste: intelligenze artificiali onnipresenti, sistemi opachi di sorveglianza, illusioni di connessione. La domanda resta: dove stiamo tornando? Cosa ci attende alla fine del viaggio?

“Non è il potere a renderci umani, ma il ricordo. Non la velocità, ma il ritorno.”

In un’epoca in cui tutto accelera, Ulisse 31 ci invita a rallentare, a pensare, a ricordare. Perché senza memoria non c’è identità. E senza identità, non esiste vera libertà.