È possibile andare d’accordo con tutti? La risposta è no, è chiaro. Ma oggi, litigare non è più questione di urla o porte sbattute: è tutto un gioco silenzioso a colpi di follow e like. L’equivalente moderno del “non ti saluto più”? Semplice: smetto di seguirti.
Come scriveva Joan Didion: “Eravamo destinati a essere in parte persone pubbliche, anche l’uno per l’altro.” E nel 2025, questo significa anche dover mettere un like, altrimenti sei invisibile. O, peggio, nemico.
Il copione è sempre quello: qualcosa dà fastidio (cosa, non si sa), parte il risentimento, e via, primo passo: “non seguire più”. Se la delusione è profonda, si va di pulizia social: via foto, via tag, via tracce digitali. Ma il gesto più potente resta sempre lo stesso: il nulla. Zero like, zero commenti, zero interazioni. Il mutismo social come arma finale. E non importa se la persona in questione è un amico di vecchia data, uno con cui si sono condivise serate, feste, confidenze. Questa persona non ha messo il like. Imperdonabile.
Non si sta di sicuro parlando di cyberbullismo, di hate speech, o di revenge porn. In questo caso sarebbero cose veramente molto gravi e nemmeno risolvibili attraverso un “blocca contatto”. Si sta parlando delle micro-offese da feed, tipo “non mi ha ricondiviso la storia in cui l’ho taggato”, o “non ha messo il cuoricino alla mia ultima foto dopo che io ho reagito a TUTTE le sue”. Follie? No, regole non scritte di una nuova etichetta relazionale.
E chi subisce queste “sviste” ci resta male. Male sul serio. Perché oggi un like vale più di una telefonata. È il “ti vedo”, il “ci sono”, il “mi importa”.
E se non arriva? Tradimento.
D’altra parte, l’amicizia social è fatta di alleanze invisibili, di fedeltà digitali. Se non mi supporti con l’algoritmo, sei contro di me. E pace. Questo vale sia se si tratta di amici reali, sia per amici virtuali. E’ un principio democratico, non ci sono dubbi.
Poi c’è chi prova a difendersi: “Oddio, non ho visto la notifica!”, “Ero in giro, giuro!”, “La storia mi è passata davanti un secondo solo!”. Scuse? Per alcuni, sì. Per altri, tragedia. Perché, diciamolo, se esistono le visualizzazioni per le storie di Instagram, è perché vanno usate. Non le hanno messe per gentilezza. Bisogna usarle e bene. E tu- si potrebbe dire – amico mio che non visualizzi, non metti il like, non mi segui come dovresti, oltre a non essere un vero amico, mi stai ferendo. Ecco. E allora ci si ritrova a fare discussioni silenziose, a eliminarsi reciprocamente, a fingersi superiori mentre si analizza ogni mossa dell’altro con la precisione di un detective dell’FBI.
Ma quali sarebbero i modi per mettere fine alla scaramuccia e fare la pace? Ad esempio, inviare un messaggio, un vocale di chiarimento, fare una battuta per mitigare. Insomma, avere una reazione vera. O, teniamoci forte: telefonare. O, teniamoci ancora più forte, parlarne di persona. Ma no: meglio il “togli il segui” preventivo. Non vorremo mica essere fuori moda, giusto?
A cosa serve, in fondo, chiarirsi, quando eliminare un follower, non uno qualsiasi ma un amico vero nella vita reale, è istantaneo e contemporaneo?
Magari si pensa che perdere un’amicizia per una sciocchezza non sia una tragedia, non sia epocale, ma è brutto. Si, brutto. E anche un po’ triste.
Come mettere un filtro sbagliato su una foto che era perfetta così.