L’ansia da supermercato

L’ansia, ormai, è una vecchia conoscenza. C’è quella sociale, quella da prestazione e via discorrendo. Ci sono le classiche fobie: claustrofobia, aracnofobia, agorafobia. Tutte note, tutte riconosciute. Eppure, ce n’è una che ancora nessuno prende davvero sul serio. È più comune di quanto si pensi, ma resta nell’ombra: l’ansia da supermercato.

Sì, proprio quella. Quella sensazione di irrequietezza che ti sale già in macchina, mentre ti avvicini al parcheggio con lo stomaco che si stringe e un vago sentore di “oggi non andrà bene”.

E hai ragione: non andrà bene per niente

Arrivi e parte la prima sfida: il parcheggio. Fai dieci giri, imprecazioni mute, occhiate assassine ai fortunati che stanno infilando la spesa nel bagagliaio. Alla fine, ti arrendi e lasci la macchina nel punto più lontano del globo terraqueo. La spedizione comincia. Ti avvicini alla rastrelliera dei carrelli, la moneta da un euro già sudata nel palmo. Inserisci la moneta nella linguetta, cercando di fare il gesto fluido che ti fa sentire adulto e capace. Ma ovviamente no: la catena non si stacca. Non subito.

È tipo rompicapo meccanico con la difficoltà di un enigma templare. Strattoni, rigiri la moneta, imprechi a denti stretti. Alla fine, il carrello si libera. Vittoria amara, perché appena lo tiri fuori scopri che ha una ruota che fa di testa sua. E no, non sarà una passeggiata. Il carrello sbanda a sinistra, tu provi a correggerlo con la gamba, sembri un ballerino infortunato. Ma entri comunque, passando le porte automatiche killer che si aprono e si chiudono con una velocità che sfida le leggi della fisica. Per un attimo pensi: “Se ci rimango incastrato, almeno esco con una scusa.” Ma niente, sei dentro. E qui parte il festival del microclima.

Entri nel reparto della verdura e una raffica gelida ti colpisce alla nuca e ti congela il sistema nervoso. Il condizionatore è tarato su “Artico”, probabilmente gestito da una persona molto calorosa. Ti guardi intorno per vedere se succede solo a te, ma no: anche gli altri avanzano con l’aria rassegnata, occhi lucidi e fazzoletto in tasca. Cerchi di tenere la rotta col tuo carrello scassato, ma ogni due corsie devi correggerlo come se guidassi un carrello da Formula 1 col volante staccato.

Poi arrivi lì: reparto gastronomia. Una bolla di calore insostenibile.

I forni, i fornelli, il girarrosto. È come entrare in un hammam, ma con l’odore del pollo e dei calamari fritti. Sudi. Tuo malgrado. I capelli iniziano a incollarsi, la tua faccia diventa tutta rossa. Ma sei fermo lì, in attesa. Non puoi andartene. Quel pollo allo spiedo DEVE essere tuo. Anche a costo di evaporare. Quando finalmente lo ottieni, hai un principio di disidratazione.

Ma niente panico: si passa ai surgelati. Sbalzo termico istantaneo, di nuovo . Il tuo corpo non capisce più niente. Ti tremano le mani, ti pare di vedere Reinhold Messner dentro il freezer che ti fa “ciao” con la manina. Cerchi solo il minestrone, ma ormai sei in pieno viaggio psichedelico. Sopravvissuto anche a questo, col pollo rovente e i piselli surgelati nel carrello ingestibile, ti avvii verso la cassa. Prima però devi superare l’ultima prova: la corsia delle bibite. Pareti di casse d’acqua e bottiglie di vino impilate come torri di Jenga. E tu lì in mezzo, sudato, stanco, ma lucido abbastanza da capire che, se cadesse una birra addosso a te, tu sei finito.

Così, cammini veloce, come in un campo minato. Alla fine, intravedi la cassa. Qualsiasi cassa va bene. Anche quella con la fila che arriva a Marte. Ti metti lì, dietro persone spente, provate, con lo stesso sguardo tuo: “basta che finisca”. E proprio lì, nel momento più fragile, appare lei: la cassiera. Ha un sorriso calmo, unghie curate, voce pacata.

E tu la guardi e pensi: “È lei. La donna Angelo. È Beatrice. Siamo salvi.” Perché l’uscita è vicina. Perché la porta automatica ora non è una minaccia, è la salvezza. Non illuderti: ti ha fregato. Perché all’improvviso lei accelera. Passa i prodotti sul lettore ottico a una velocità disumana, tipo sfida tra cyborg. Il bip-bip-bip ti stordisce. Tu cerchi di stare al passo, apri le borse, le riempi in fretta, cerchi il bancomat, non lo trovi, lo trovi, ti cade. Lo riprendi. Lei ti guarda. Tu la guardi. Non capisci più nulla. Hai caldo, freddo, sonno, paura.

Hai ansia

Molta. E devi tenere tutto in equilibrio, anche la tua vita fuori da quel supermercato. Ancora ansia.

Allora ci provi ad avere una certa stabilità. Le buste, il portafoglio, il pollo ancora rovente, i surgelati che stanno diventando zuppa. E mentre esci, con la fronte sudata e il cuore in apnea, ti accorgi che sei salvo. In fondo, hai tenuto tutto in equilibrio.