Dove l'acqua sussurra storie e le rovine fioriscono in silenzio
Ninfa nasce accanto a una sorgente, nel nome e nello spirito. Il suo nome viene da un tempio romano dedicato alle divinità delle acque, costruito dove oggi scorre il giardino. Nel Medioevo, divenne una città viva e strategica, attraversata da chi fuggiva le paludi dell’Appia lungo la via pedemontana. I suoi vicoli erano governati da famiglie potenti – Tuscolo, Frangipane, Colonna, Caetani – e tra le sue chiese, nel 1159, fu incoronato Papa Alessandro III. Ma la sua ascesa si spense nel 1382, quando fu saccheggiata durante il Grande Scisma e abbandonata alla malaria. Rimase solo il respiro delle pietre.
Secoli dopo, Ninfa tornò a vivere nel verde. Il cardinale Nicolò III Caetani volle un “hortus conclusus”, un giardino chiuso e segreto, dove crescevano agrumi rari e fontane limpide. Nell’Ottocento, Ada Bootle Wilbraham, con i figli Gelasio e Roffredo, riportò ordine e bellezza tra le rovine. Piantarono cipressi, lecci, faggi e rose, restaurando ciò che il tempo aveva lasciato. Fu Marguerite Chapin, moglie di Roffredo, a trasformare Ninfa in un rifugio d’arte: aprì il giardino a scrittori, poeti, pittori, rendendolo un luogo d’incontro tra natura e cultura.
L’ultima erede fu Lelia, figlia di Marguerite, pittrice silenziosa e attenta. Trattò il giardino come una tela: accostava colori, seguiva i ritmi delle stagioni, lasciava che le piante crescessero libere. Creò il rock garden, il “colletto”, e piantò magnolie, prunus, rose rampicanti. Nel 1972 fondò la Fondazione Roffredo Caetani, per proteggere Ninfa e conservarne l’anima. Oggi, tra acque limpide e rovine coperte di verde, Ninfa è ancora viva: un luogo sospeso nel tempo, dove ogni foglia racconta una storia.
- Caterina
- Giugno 2, 2025
- 3:38 pm