Una donna chiamata Ileana, una collezione chiamata Sonnabend

Nasce a Bucarest nel 1914, figlia di un industriale, a otto anni si fa accompagnare dalla balia al Kunsthistorisches Museum di Vienna e ci resta un’intera giornata. Il destino, a volte, si annuncia presto.

Quando si fidanza con Leo Castelli, invece di chiedere un anello chiede un acquarello di Matisse. Non è un gesto romantico. È una dichiarazione di metodo.

Allo scoppio della guerra fuggono dall’Europa. Nel 1941 sono a New York, lei studia psicologia alla Columbia University, lui storia economica. Imparano a leggere un mondo che sta per cambiare. Nel 1957, quando Leo apre la sua galleria, è Ileana — non lui — la vera scopritrice di Andy Warhol, la sostenitrice di Rauschenberg e Jasper Johns. Ma rimane nell’ombra. Silenziosa. Attenta.

Tanto fragile nella vita sentimentale quanto carismatica nel business, Ileana celava il suo privato dietro una frase sola: «La mia vita non è importante». Stanca delle scappatelle di Leo, lo lascia. Sposa Michael Sonnabend, studioso di Dante. Con lui torna in Europa — prima Roma, poi Parigi — e nel 1962 apre al 37 di Quai des Grands Augustins la Galerie Sonnabend. È la prima vera piattaforma europea della Pop Art americana, ma anche il punto di accesso per giovani italiani come Mario Schifano e Michelangelo Pistoletto, ai quali dedica alcune tra le loro prime mostre internazionali.

Il suo sguardo non si ferma mai. Negli anni Sessanta e Settanta porta l’Arte Povera italiana a New York per la prima volta, sostenendo Anselmo, Kounellis, Merz, Paolini, Zorio. Negli Ottanta intercetta Jeff Koons e lo consacra con la celebre mostra Neo-Geo. È sempre lei, sempre in anticipo, sempre altrove rispetto a dove il mercato sta guardando.

Ora la sua collezione — 94 opere, undici sale — abita il Palazzo della Ragione di Mantova. Il progetto allestitivo vuole restituire non solo le opere, ma il modo in cui Ileana le viveva e le disponeva nei suoi spazi. C’è qualcosa di preciso in questa scelta geografica: non è solo una suggestione osservare che la sensibilità collezionistica di Ileana Sonnabend crea un legame ideale con Isabella d’Este, reggente del Marchesato di Mantova e considerata una delle più grandi protettrici delle arti del suo tempo. Due donne, cinque secoli di distanza, lo stesso gesto: decidere cosa merita di esistere.

Ileana Sonnabend muore nel 2007 a Manhattan, 92 anni, senza lasciare un’autobiografia. Aveva detto che la sua vita non era importante. Aveva torto.