“È un progetto sperimentale che ci è stato proposto da un gruppo di cittadini milanesi che già da anni ha a cuore la qualità dell’aria di Milano. Gran parte del merito va all’ingegnere Roberto Re, che ci ha coinvolto e che da diversi anni misura il livello di polveri sottili con centraline climatiche low cost posizionate in diverse parti della città”. Così esordisce il prof. Davide Cerati, architetto, assegnista di ricerca e docente a contratto del Politecnico di Milano che, insieme al collega prof. Giovanni Castaldo, ricercatore senior e professore di tecnologia dell’architettura del Politecnico di Milano, sta monitorando la qualità dell’aria del capoluogo lombardo. Entrambi partecipano come esperti a un progetto ideato da un gruppo di “cittadini per la scienza”. Da un decennio i due ricercatori si occupano di progettazione tecnologica-ambientale con l’obiettivo di misurare i benefici delle Soluzioni Basate sulla Natura alla scala urbana, provinciale e regionale.
Il progetto prevede anche il coinvolgimento e il supporto di Enti istituzionali come il Comune di Milano, l’Agenzia Metropolitana per l’Ambiente e il Territorio, AMAT e l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, ARPA. “Milano, e più in generale la pianura padana, rientrano tra le aree maggiormente inquinate d’Europa per quanto concerne la qualità dell’aria – in parte per l’orografia dei territori, in parte per la grande quantità di attività antropiche che insediate in questi ultimi”, spiega il prof. Castaldo. Da più di un decennio è scientificamente provato il legame tra inquinamento atmosferico e danni alla salute umana, e il costo sanitario annuo per le cure delle malattie derivanti dall’inquinamento dell’aria supera i ventisette miliardi di euro. “L’Unione Europea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno articolato politiche volte al miglioramento della qualità dell’aria per la riduzione delle malattie”, spiega il prof. Cerati, “purtroppo con esiti ancora poco soddisfacenti, soprattutto in quelle zone del territorio europeo dove il clima è stagnante e le emissioni di inquinanti in atmosfera raggiungono livelli molto elevati”.
“In questo scenario allarmante non basta agire per ridurre le emissioni, per esempio, attraverso la sostituzione delle vecchie caldaie o svecchiando il parco dei veicoli altamente inquinanti,” continua Giovanni Castaldo, “ma è fondamentale cercare soluzioni messe a disposizione dalla natura”. In questa direzione ormai da anni si stanno muovendo i due ricercatori, partecipando a importanti progetti di riqualificazione ambientale delle città, agendo all’interno del laboratorio ENVIREG (ENVIronmental REGeneration) del Politecnico di Milano. Gli alberi, e più in generale la vegetazione, offrono rimedi assai efficaci per la riduzione degli inquinanti nelle città. “Le foglie degli alberi”, afferma Cerati, “sono in grado di assorbire una quantità notevole di inquinanti dell’aria, fornendo all’ambiente circostante importanti servizi ecosistemici di regolazione del clima delle città. Un albero maturo, nei contesti urbani, riesce a catturare quasi un chilogrammo di polveri sottili ogni anno”.
Sembra quindi che attrezzare le città con molta vegetazione, cioè utilizzare le cosiddette Soluzioni Basate sulla Natura, quali alberi e arbusti, prati, ma anche tetti e facciate verdi sugli edifici, sia la strada più indicata per ridurre l’inquinamento dell’aria. “Il microclima urbano si può modellare e si possono anche misurare in maniera predittiva i benefìci ambientali derivanti dalla messa in opera di soluzioni basate sulla natura in precisi contesti urbani, come quartieri e addirittura singoli isolati. Quasi sempre, però, i dati climatico-ambientali di partenza dei nostri modelli di previsione dei vantaggi ambientali arrivano da misurazioni realizzate a diversi chilometri di distanza dalle aree oggetto delle nostre indagini”, continua Castaldo, “poiché non esiste una rete capillare di centraline in grado di fornirci questi dati in maniera mirata e specifica“
“Quando ci hanno proposto di aderire come partner scientifici al progetto “citizen’s-science” – cittadini per la scienza” – spiegano i due ricercatori, “abbiamo aderito con entusiasmo per due principali ragioni: la prima riguarda la nascita e la costruzione di una rete capillare di centraline di misurazione dei dati climatici che non riguardino solo la qualità dell’aria ma anche la sua temperatura e la sua umidità. Il continuo aumento dei valori di questi ultimi due parametri è preoccupante ed è effetto dei cambiamenti climatici in corso. Immaginiamo quindi che in un prossimo (e non lontano) futuro la lettura capillare e in tempo reale di questi dati possa fornire la base per realizzare strumenti interattivi, quali mappe in grado di fornire all’interno delle città percorsi protetti perché ombreggiati, alla popolazione fragile durante le sempre più frequenti ondate di calore estive”. La seconda, che rappresenta il cuore della ricerca, è quella di misurare i benefìci che la vegetazione è in grado di fornire per la riduzione degli inquinanti aerei.
“Abbiamo costruito questa prima fase della sperimentazione posizionando le centraline in due punti strategici della città; la prima è ubicata lungo via Padova, arteria ad alto traffico veicolare e ad alte emissioni di inquinanti aerei, la seconda all’interno del parco Trotter, che raccoglie una notevole quantità di alberi e, più in generale, di vegetazione. Le indicazioni che trarremo dalla misurazione dei dati nei prossimi anni hanno due obiettivi: misurare la differenza (se esiste) della qualità dell’aria tra una via fortemente inquinata dal traffico veicolare e un parco con ampia vegetazione, e fornire chiare indicazioni ai cosiddetti decisori politici nell’attuare azioni di riqualificazione e implementazione delle aree verdi all’interno della città di Milano”.


