“Dal cirmolo l’uomo fece meraviglie”. Potrebbe iniziare così il racconto dell’evoluzione della scultura lignea in Val Gardena, nelle Dolomiti dell’Alto Adige. Il cirmolo, ovvero il pino cembro, è il pregiato legno-feticcio degli scultori artigiani, con il suo inconfondibile profumo resinoso-balsamico e la sua leggerezza che lo rende ideale per l’intaglio. Già a partire dall’inizio del Seicento si hanno notizie dell’arte dell’intaglio del legno, attività praticata dagli abitanti della valle ladina per arrotondare i pochi proventi derivanti dalla coltivazione della terra, dalla vendita del legname e dal commercio del bestiame. Agli albori, durante l’inverno, attorno alle “stuben” nei masi si realizzarono attrezzi per i campi, utensili per la casa, giocattoli e bambole (la più famosa è la “Dutch Doll”, una bambola snodabile, esportata in tutta Europa e persino in America). Si passò quindi a raffinate opere di arte sacra (come altari, statue, crocifissi e presepi, specialmente nel periodo barocco), che resero famosi i maestri intagliatori oltre i confini della regione. Infine gli artisti iniziarono a creare oggetti di arte profana, spesso traendo ispirazione dai mestieri e dagli usi e costumi dei loro compaesani. Nel 1850 più di 2 mila gardenesi, circa la metà della popolazione, erano impiegati come scalpellini e scultori, rimarcando la tendenza che già nel XVIII secolo aveva reso l’artigianato artistico del legno la principale fonte di sostentamento della valle. Fra i più importanti intagliatori del Sei-Settecento vi sono le famiglie Trebinger e Vinazer, Marcion Malsiner, Franz Runggaldier, gli artisti della bottega di Franz Grünewald; nell’Ottocento Johann Dominik Mahlknecht, Peter Nocker, Ferdinand Demetz e la famiglia Moroder; nel Novecento, tra gli altri, gli scultori Albino Pitscheider (1877-1962) e il fratello Anton Pitscheider (1879-1953), Vinzenz Peristi (1909-1943), Luis Insam (1901-1950), Adolf Vallazza (1924). Tra le figure femminili di spicco, merita una citazione Katharina Kaslatter (1889-1979). Per concludere, tra le industrie artigianali nate alla fine del XIX secolo e attive per la gran parte di quello successivo, le aziende Anri, Sevi, Pigon e Nucia (conosciuta anche come Solech), che diedero grande impulso all’economia della Val Gardena grazie al successo raggiunto a livello internazionale con l’esportazione dei loro prodotti (giocattoli in legno, sculture sacre e non, presepi, oggetti di uso quotidiano decorati).
Immagine di copertina “Alpinista”, 30 centimetri, sulla base monogramma “AP” (Anton Pitscheider, Ortisei 1879-1953), Anni 20/30 del Ventesimo secolo.

