Il filtro della verità. Forse.

Le avevano viste arrivare così, leggere e composte. Due figure esili in mezzo alla sera, ben vestite, un po’ stanche eppure decise. Sandali dorati, tubino stretto, pelle pulita. Niente fondotinta, niente eyeliner, niente trucco. Ma curate, intatte, “pronte”.

Non si trattava di una dichiarazione di autenticità, era piuttosto una mossa di regia. Perché il filtro avrebbe fatto il resto.

Davanti alla fontana – barocca, bellissima, nel cuore di una piazza da cartolina – le due  amiche non si erano subito fotografate. Prima avevano, come si suol dire, “scrollato” a lungo.

Analizzavano i filtri, ipotizzavano quello che poteva sembrare adatto: “Hollywood3”, “Luce naturale 2”, “Bacio caldo”, “Sfumato latte” e così via.

Sceglievano non un’immagine, ma un’identità. Non la foto da salvare, ma chi volevano essere per quell’attimo.

Poi, via ai selfie. Decine. Angolature varie, sorrisi, silenzi.

Un uomo le osservava da lontano. Un passante, di quelli che non guardano per criticare, ma per cercare di capire.

Le ragazze ridevano mentre modificavano le immagini. A colpo d’occhio, quelle sullo schermo non erano loro. O forse sì. In un’altra versione. Labbra più piene, pelle levigata, occhi da cerbiatto.

L’ uomo si era avvicinato. Un po’ per curiosità, un po’ per coraggio.

– Posso scattarne una io?

– Certo! Ma deve usare il filtro “Fascino”.

– Perché proprio quello?

– Perché ci piace.

– Vi piace essere diverse?

– Ci piace essere come ci immaginiamo.

 

Scattò. Restituì il telefono. Guardò lo schermo e, per un attimo, vide un’altra versione di loro.

Poi, quasi per gioco:

– Posso scegliere anch’io un filtro?

– Certo.

– Allora mettetemi “Carino”.

Risero. Scattarono ancora.

Lui guardò la foto e, guardandosi, disse:

– Oh. Come sono diversamente io.

L’uomo salutò. Se ne andò. Ma la frase gli rimase in testa, come una piccola verità gentile. “Diversamente io”. Non era un giudizio, era una presa d’atto o, forse, una scoperta.

Pensò che forse non sempre vogliamo sembrare veri, e si domandò: in fondo, cosa significa essere veri? Si chiese se ci fosse una verità più vera di un’altra e si rispose che, a volte, si vuole solo esplorare chi potremmo essere.

Non per fingere. Ma per giocare. Per dirsi: oggi, mi va così. Domani si vedrà. Anzi, mi vedrete.

Concluse che forse il filtro della verità non esisteva. Forse esisteva quello del momento. Anche se era solo per una storia su Instagram. Anche se durava un secondo. E il secondo dopo…chi lo sa.