Dunque siamo arrivati al numero 172 e voi lo state per sfogliare: è davvero molto ricco di contenuti! Forse non dovrei dirlo ma lo dico lo stesso: provo una certa soddisfazione. Merito ovviamente degli autori chi scrivono su Prometeo, ma anche di quel quid inesplicabile che gratifica a volte i giornali, rendendo armonioso anche ciò che, per scelta, tende a un certo eclettismo. Del resto, essere multidisciplinari è una nostra cifra vocazionale: siamo così da sempre, e oggi restiamo più che mai convinti della necessità della selezione ragionata – in un mondo che produce informazioni e culture in modo caotico e confusivo.
Prima di fare qualche cenno sugli articoli di questo Prometeo di dicembre, vorrei intrattenervi con altre considerazioni. La fine di questo denso e complesso 2025, come del resto succede ogni volta che si avvicina la fine di un anno, conduce a un inevitabile bilancio. Provvisorio fin che si vuole, ma piuttosto imperativo nel porre insidiose domande: abbiamo fatto tutto? Abbiamo fatto bene?
Difficile dare una risposta che non sia troppo severa (un certo autodafè è sport diffuso nell’editoria) o al contrario troppo compiacente con se stessi e con le proprie carenze. Comunque, per rispondere alla domanda, mi sentirei di stilare un giudizio che potremmo rendere con un Allegretto, insomma un tempo musicale che gioca con l’ossimoro e si attesta a qualcosa di “moderatamente veloce”.
Così anche noi. Non abbiamo fatto tutto, ma abbiamo fatto abbastanza. Non abbiamo fatto bene, ma abbiamo fatto discretamente.
C’è tuttavia molto spazio per fare di più e meglio, e sarebbe imperdonabile non cimentarsi.
Comunque, è un piacere ricordare a tutti che una delle attività più rilevanti è la digitalizzazione/restauro della rivista storica: abbiamo iniziato con il numero scorso a mettere online i primi dieci numeri.
Adesso, a dicembre, troverete sul sito le edizioni da 11 a 20. Alcuni abbonati ci hanno scritto perché avevano difficoltà ad accedere: attenzione, se sui computer ci sono del plug-in attivi, potrebbero ostacolare il processo. A proposito del nostro sito: sta diventando più ricco, ci sono più interventi e uno dei nostri propositi per l’anno nuovo è di intensificare ulteriormente il segnale, magari anche creando nuove pagine. Per il momento, abbiamo potenziato l’infrastruttura, cioè lo spazio a disposizione, per non farci trovare impreparati.
Un altro ambito di sviluppo riguarderà l’edizione in inglese, che comporta tanta attenzione e cura da parte di tutti. È giunto il momento di essere e sentirsi internazionali, e di svolgere i passi conseguenti per verificare la bontà di questo progetto. Staremo a vedere, vi terremo informati.
Per tornare invece a questo numero 172, non posso non segnalare con qualche fierezza che siamo, se non gli unici, tra i pochissimi ad aver ricordato un anniversario importante della storia europea: le guerre contadine del 1525. All’ottimo servizio di Federico Zuliani, che riesce a trattare con rara grazia espositiva una pagina sanguinosa di lotte sociali in Germania, abbiamo poi affiancato un testo filosofico breve ma intenso con cui Armando Massarenti fa il punto sulla questione che attraversa e attanaglia la Riforma di Lutero, contemporanea al movimento di Thomas Müntzer. Un macrotema, non privo di innervazioni giunte fino a noi. E per esempio ampiamente sviluppate nel Crossover di questo Prometeo grazie a quattro notevoli interventi: l’intervista a Nadia Urbinati sul rapporto tra democrazia e potere, il decalogo sulla libertà di Riccardo Manzotti, le riflessioni di Paolo Maria Mariano sulla funzione intellettuale e lo sguardo affilato di Carlo Bordoni sull’esistenza digitale delle nostre vite. Un tema, quest’ultimo, affrontato anche dal lato dell’intelligenza artificiale generativa con ben tre articoli, a partire dalla concettualizzazione di una nuova parola – Noosemia – che non potrà non entrare nel repertorio comune.
Lo spazio a mia disposizione sta finendo, un peccato perché molti altri servizi meriterebbero un cenno, una sottolineatura. Invece, ma con vera gratitudine verso i nostri lettori, mi limito a inviare a tutti voi i miei migliori auguri per le prossime festività e per l’anno nuovo che sta per debuttare.
Gabriella Piroli