Sono stata amabilmente ripresa perché su Prometeo di marzo non c’era l’Editoriale: avevamo una pagina di pubblicità da collocare e soprattutto eravamo in ritardo per la tipografia, così ho pensato di saltare (non del tutto, visto che in realtà veniva pubblicato sul sito: https://prometeoliberato.com/editoriale-di-marzo-2025/). Ma riconosco che il tema affrontato in quell’occasione meritava il massimo della visibilità: se e come affrontare i conflitti presenti. Che non sono affatto marginali, visto che, nel momento in cui sto scrivendo, a metà maggio, lo scenario ci presenta le potenzialità di guerre devastanti, con attori tutti atomici. Senza contare eventi che hanno messo a durissima prova l’emotività mondiale, come Gaza.
Così lo ribadisco, ben sapendo che alcuni, forse molti, non saranno d’accordo.
Prometeo non vuole e non può occuparsi di circostanze della nostra quotidianità, per quanto potenti e in grado di scardinare geografie nazionali, assetti istituzionali, economie rodate (compresa la nostra). Il motivo è molto semplice: siamo travolti dalla propaganda, che non è un esercizio futile da addict dei social, ma strumento di gestione ai massimi livelli dei sistemi politici e di alleanza. In un mondo incline a mettersi l’elmetto, noi sul punto restiamo liberi e in silenzio, in attesa che la centrifuga giornalistica decanti, lasciando a storici, economisti, politologi e filosofi – insomma, agli studiosi – un contesto ragionevolmente libero da ipoteche e appartenenze, per quanto terreno complesso e accidentato in proprio. Ci spero, ma non mi faccio molte illusioni in proposito. Le cronache di questi giorni mostrano che anche ottant’anni possono essere pochi e che un certo Novecento agita fantasmi non sopiti. La ricorrenza della sconfitta tedesca del 1945, per esempio, ha messo in campo un’ondata revisionista decisamente patetica, con una strumentale e insistita svalutazione del ruolo dell’Armata Rossa – visto che oggi la Russia sarebbe il nemico e il riarmo tedesco la nostra grande chance. Analogamente, qui in Italia, abbiamo visto come si sia tentato di mettere tra parentesi il decisivo apporto partigiano nella liberazione nazionale, con forte enfasi invece sul ruolo inglese e americano.
È evidente che una testata di analisi e di riflessione come Prometeo non aspiri a entrare in questo agone. E quindi, poiché è tuttavia impensabile non occuparsi di una ricorrenza così importante, abbiamo deciso di dare parola principalmente alle immagini, alcune davvero iconiche.
Dal punto di vista analitico, il nostro compito è semmai aiutare, con la storia, a tracciare similitudini e parallelismi, anche per ricavarne qualche strumento di navigazione in un presente opaco e incerto. Segnalo in proposito l’eccellente articolo dell’economista Giulio Cifarelli che presenta l’avventura napoleonica sotto il profilo delle sue politiche commerciali – i famosi dazi, le famose sanzioni.
Sono molti altri gli articoli che meriterebbero un cenno. Per ragioni di mero spazio, mi limito a qualche sottolineatura. Il Crossover di Prometeo 170 presenta due contributi importanti. Il primo è “Il sogno di Efesto” di Lorenzo Perilli, saggio breve e coltissimo che ragiona sulla pretesa contemporanea di misurare l’intelligenza e riprodurre la coscienza – è il dibattito attuale sull’AI – mentre il mito torna prepotentemente alla ribalta. Il secondo, “L’età dell’assurdo” di Leonardo Quattrucci, è un’intensa passeggiata narrativa e riflette sul senso progressivo di assurdità che la quotidianità sta generando in tutti noi: un testo pacato, ma a modo suo disruptive.
Il pezzo più emozionante? Direi che per me è stato importante leggere gli sviluppi sull’asteroide Bennu. Per quanto con moltissima ponderazione, per non dire prudenza, l’astrofisica Patrizia Caraveo ci informa che la vita sul pianeta Terra potrebbe – condizionale d’obbligo – essere effettivamente giunta dal cosmo.
E adesso mi piace immaginare persino Kant un po’ commosso alla notizia che il cielo stellato non è solo sopra, ma anche dentro di noi.
Gabriella Piroli