Questo numero di Prometeo 168 è particolarmente ricco e denso: come al solito è stato un problema riuscire a far stare tutti i servizi nel sommario pubblicato qui a fianco.
Prima di fare qualche cenno su alcuni degli articoli, vorrei soffermarmi su tre autori in particolare: Corrado Fizzarotti, Alessia Dorigoni e Ludovica Taurisano – senza peraltro dimenticare Giacomo Berchi e Matteo Moca che da tempo collaborano.
Perché proprio loro? Perché sono giovani, di una giovinezza differenziata per età, ma comunque espressione di una nuova generazione di ricercatori, di studiosi, di persone che, dentro e fuori l’Accademia, stanno preseguendo brillantemente i percorsi tracciati ma allo stesso tempo innovandoli, con una cifra propria.
Non siamo stati noi a cercarli. Sono loro che hanno individuato nella nostra rivista – così segnata dalla propria seniorship da presentarsi sempre molto “adulta”, a volte anche vezzosamente fanée – un vettore editoriale adeguato.
Ne siamo oltremodo felici: mi ricordo che una volta, in un incontro non ricordo dove, mi sono lanciata in una fulminante profezia: sarà un rinnovato interesse anche dei giovani a farci capire che siamo in carreggiata.
La nostra strada non è rettilinea, né semplice: è infatti complicato trovare un equilibrio dinamico tra specialismo e divulgazione, percorrendo ottiche culturali così ampie e frastagliate ma facendo in modo che tutto fluisca in un mix in qualche misura armonioso.
Questo numero 168 si apre con una perorazione di Alfonso M. Iacono contro la semplificazione. Siamo con lui.
Troppo spesso è stata brandita come mezzo strumentale per l’orientamento politico, come stigma contro il sapere o peggio ancora come leva di grossolani consensi.
Non rincorre la facilità, ma ha una invidiabile scorrevolezza, anche l’intervento di Alberto Diaspro: il suo è un racconto scientifico che ci porta a comprendere come l’evoluzione della tecnica modifichi la nostra stessa visione del mondo e percezione delle realtà.
È un passaggio importante, direi anche affascinante.
La tecnica per eccellenza che sembra oggi terremotare la nostra vita è senza dubbio l’intelligenza artificiale.
Questo numero di Prometeo torna sul tema con un Crossover attraverso cui quattro esperti ci illustrano la performance e persino una certa pervasività delle reti neurali in applicazioni molto differenti, fino alla documentabile possibilità di accedere all’atto creativo, per esempio la scrittura di un giallo.
E non è l’unico “prodotto dell’ingegno” sussunto dall’IA: in un altro servizio, Andrea Barenghi ripercorre le tappe che hanno condotto alcune delle principali case d’asta mondiali a supervalutare prodotti “artistici” creati appunto con intelligenza artificiale, lasciando a terra, forse esangue, una figura che dal Rinascimento in poi ha brillato come poche: quella dell’autore, il cui indiscusso status storico rischia di franare.
Per fortuna c’è il meraviglioso e autorialissimo contributo di Sabina Alcorn, una sequenza di disegni che giocano sulla dialettica tra realismo e astrattismo, in particolare modo in ambito botanico.
Davvero, non ho sufficiente spazio per sottolineare adeguatamente altri servizi.
Mi limito a citare una visione più politica e sulfurea dei gladiatori di Roma, un intero Crossover a cinque mani sui culti e sui santi, un memoir per Nanni Bignami, una lettura critica sui problemi connessi all’occupazione privata dello spazio, una deliziosa ricostruzione quasi antropologica dell’epos dei fotoromanzi, il nuovo libro della senatrice Elena Cattaneo (così connesso anche a noi).
Non ho sufficiente spazio perché le quattro righe che mi restano vorrei impegnarle per una proposta: invito i lettori e gli abbonati a immaginare delle presentazioni di Prometeo nelle loro città.
Quelle che abbiamo fatto finora hanno ampiamente dimostrato che verso la nostra testata c’è interesse, curiosità, accoglienza.
Se qualcuno ha qualche idea, mi scriva: direttore@prometeoliberato.com.
Intanto, auguro a tutti buone feste.
Gabriella Piroli